Una nuova moda culinaria sbanca tra i fornelli delle case degli italiani: si tratta della cottura senza fuoco. Per alcuni un sacrilegio, per altri l’ennesima strategia per risparmiare sugli aumenti delle bollette.
In buona sostanza, la tecnica consiste nello spegnere il fornello una volta buttati gli spaghetti o le penne nell’acqua in ebollizione.
Questione di scienza
Sembrerebbe risaputo che, ciò che permette agli alimenti di cuocere non è tanto l’acqua in ebollizione ma bensì la temperatura alta della stessa. L’unico modo che abbiamo, da sempre, per accorgerci che l’acqua ha raggiunto la perfetta temperatura per cuocere, è proprio attraverso l’ebollizione. Dunque, da sempre, ci siamo abituati a “comunicare” con il cibo in cottura attraverso questo segnale. Ma non si tratterebbe d’altro che di una semplice abitudine. Infatti, secondo il chimico e divulgatore scientifico Dario Bressanini, è solo la temperatura dell’acqua a cuocere gli alimenti: le bolle non incentivano in alcun modo la cottura.
Secondo tale ragionamento, spegnere il fuoco dopo il bollore sembrerebbe una soluzione vincente.
Evitare di perdere il calore
A questo punto, molti di voi si chiederanno: “Ma se il fuoco viene spento una volta raggiunto il bollore, l’acqua gradualmente si raffredderà e la pasta non si cuocerà a dovere.
Anche per questo c’è una soluzione: la cosa importante per non perdere il calore è evitare l’evaporazione dello stesso. Per questo, è indispensabile mantenere il coperchio sulla pentola.
Il metodo della pasta senza fuoco prevede di:
- Far bollire l’acqua
- Mettere il sale
- Buttare la pasta
- Mescolare
- Aspettare che torni l’ebollizione
- Spegnere il fuoco
- Chiudere bene con il coperchio e non riaprirlo fino al termine del tempo di cottura
Il risparmio della cottura passiva
Lo studio di “Pastai italiani di Unione Italiana Food” definisce questo metodo di cottura “passivo”. Secondo lo studio, parrebbe che cuocere gli alimenti bolliti a fuoco spento produce un risparmio di energia e emissioni di CO2 fino al 47%. Secondo l’associazione, questo metodo è adottato solo da un italiano su 10.