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Enoturismo, l’Italia vale oltre 3 miliardi di euro e gli statunitensi la prediligono per l’85% di casi. Al Vinitaly è Il report di Nomisma

Radica osservatorio vinitaly aprile
Di cosa parla questo articolo

L’enoturismo italiano vale già 3,1 miliardi di euro, il 21 per cento del settore vitivinicolo: una proporzione che dimostra che si tratta di un’attività non più residuale, ma nei fatti già centrale nei piani e nei progetti delle aziende e con impatto ragguardevole sui territori.

Ci sono in più potenzialità notevoli di ulteriore sviluppo, a patto di superare alcuni nodi che riguardano l’efficienza dei trasporti e l’accessibilità. L’Italia appare in ogni caso già da ora forte di un’ottima reputazione, che deriva dai riscontri sulla disponibilità degli enoturisti a ripetere l’esperienza e alle motivazioni collegate alla qualità dei vini e alla curiosità di “scoprire” i territori.

Sono alcune delle evidenze che emergono dal report di realizzato da Nomisma Wine Monitor (responsabile Denis Pantini) per Unicredit in collaborazione l’Associazione Nazionale Città del Vino e Vinitaly, presentata nel corso dell’evento a Verona.  Il report è alla base del lavoro della ventunesima edizione dell’Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino. Angelo Radica, presidente di Città del Vino, sottolinea “l’evidenza di un’indagine che restituisce, nei numeri, tutto il valore e le potenzialità di un settore, quello enoturistico, su cui è sempre più importante riuscire a fare sistema. La nostra associazione è stata la prima a parlare di enoturismo, già trent’anni fa. Oggi la giustezza di quell’intuizione è palese: in una fase molto delicata, in cui la filiera è sottoposta a molteplici elementi di tensione, l’enoturismo può offrire alternative di sviluppo e ricchezza. Vale per l’economia ma anche per l’identità e le culture locali”.

L’incidenza cresce per le imprese medio piccole, con fatturato inferiore al milione di euro, che sono il 70 per cento del totale: in questa fascia l’enoturismo arriva a mettere assieme il 35 per cento dei ricavi.

Grandi prospettive nei territori di “pregio” vitivinicolo: nell’arco temporale compreso tra il 2019 e il 2024 qui gli arrivi dei turisti sono cresciuti più che nelle regioni di riferimento, in particolare gli stranieri. Concentrandosi sulla figura dell’enoturista statunitense, il report ha evidenziato le motivazioni principali della visita: in testa il paesaggio e la natura, poi la cultura, quindi l’enogastronomia. La maggioranza identifica l’enoturismo principalmente con l’opportunità di assaggiare vini di qualità ma una percentuale di rilievo, il 42 per cento, dà importanza alla conoscenza dell’esperienza autentica locale.

Il 35 per cento dei turisti statunitensi ha vissuto almeno un’esperienza enoturistica. La fascia di spesa è medio – alta: si arriva a 150 euro per l’acquisto diretti di vino e a 300 euro per il pernottamento. Due enoturisti americani su tre valutano l’esperienza come ottima, il 79 per cento è propenso alla raccomandazione e il 50 per cento dichiara che la qualità dei vini è il punto di forza del settore italiano.

Quasi la totalità degli enoturisti, il 98 per cento, dichiara di essere interessata a svolgere nel giro di 2 – 3 anni nuove esperienze legate al vino. L’Italia è di gran lunga la destinazione preferita: gradita in prospettiva nell’85 per cento dei casi, seguita dalla Francia con il 65. L’Italia guida l’enoturismo “esperienziale”, per gli enoturisti statunitensi è il Paese più esplorato in molteplici “settori”: degustazioni di vino, visite in cantina, visite ai vigneti, partecipazione alla vendemmia.

 

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